Dalla parte di lei/Tina Merlin: una giornalista sempre tra la gente, non solo quella del Vajont
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Dalla parte di lei
Mariangela Gritta Grainer
22 Febbraio 2026
Questo 2026 è l’ottantesimo della Repubblica: lo racconteremo attraverso storie e figure di donne semplici e straordinarie insieme; donne che hanno lasciato una traccia indelebile.
Cominciamo con Tina Merlin nel centenario della sua nascita e a 35 anni dalla sua morte. A Tina abbiamo dedicato uno dei primi profili di questa rubrica. Tina per sempre legata alla tragedia del Vajont 63 anni fa, 9 ottobre 1963. Solo cinque anni dopo, il 21 febbraio 1968 la prima sentenza istruttoria del giudice Mario Fabbri che parla con le parole della Genesi: proprio in questi giorni 58 anni fa: paesi distrutti, duemila morti. In queste ultime settimane il ciclone Harry ha colpito il sud del nostro paese, in particolare la Sicilia, la Calabria e anche la Sardegna. Si è evocata la catastrofe del Vajont che doveva essere un monito per il futuro ma … così non è stato. Potremmo fare un lungo elenco di tragedie (alluvioni, valanghe, terremoti, cicloni …) che continuano a causare moltitudini di morti, a distruggere territori per incuria e, spesso, anche per tangenti guadagni enormi, illeciti nell’intreccio perverso mafie e politica. E si continua anche quando si sa, è noto che il disastro succederà. È la storia del Vajont che Tina Merlin aveva cominciato a raccontare fin dagli anni cinquanta. Una donna una giornalista di talento, coraggiosa e con un amore profondo per il suo territorio e le genti di là; con il coraggio e la determinazione nel condurre le sue inchieste per la ricerca della verità, nonostante l’ostilità e la delegittimazione continue. Una storia esemplare che ha molto da insegnare a quel giornalismo prezzolato e asservito al potere che non rispetta i valori e i fondamenti della Costituzione a partire dall’art. 21: la libertà di stampa e il valore dell’informazione.
“L’informazione serve i governati e non i governanti”, recita la sentenza della Corte Suprema USA che si schiera con il «Post» e il «New York Times» nel 1971, celebrando il trionfo della libertà di stampa (raccontato con efficacia nel film di Spielberg del 2017). Anche oggi presidio per la difesa degli Stati Uniti dall’assalto trumpiano e dalla deriva pericolosa per il mondo intero.
Tina non si fermerà mai, neanche quando sarà denunciata insieme all’«Unità», per procurato allarme, quattro anni prima del disastro.
